Alla (ri)conquista del web: Il web in vendita

E così, l'innovazione tecnologica crea un nuovo concetto di conoscenza, non più relegata a settori e scaffali di biblioteche, ma accessibile rapidamente, ovunque, senza fare distinzioni tra sorgente e sorgente, il mondo nuovo dell'informazione globale. Ma il mondo nuovo, come tutti gli Eden, è destinato a soccombere. La mela e il serpente appartengono al mondo fisico nelle forme del business crescente dell'IT, del marketing globale in cerca di nuovi canali per irrompere di più e più efficacemente, e cosa può esserci di meglio di un economico canale che raggiunge ogni angolo del mondo in tempo reale?

Siamo nella metà degli anni novanta, ed il web si vede attraverso le lenti di Netscape, il primo browser commerciale. Commerciale vuol dire tante cose: vuol dire capitali, un disegno dietro la produzione del primo grande monopolo del browsing, un piano di introiti economici, lo sfruttamento diretto o indiretto delle sopracitate lenti a scopo di lucro, la ricerca di modelli di guadagno funzionanti in un mondo che stava per attraversare una fase, alquanto rivoluzionaria, di ridefinizione dei termini di proprietà e sfruttamento del software con la creazione e l'affermazione dei movimenti open source (oltre che del lato oscuro della rivoluzione, che tende a "liberare" i  software in modo molto meno legale, la pirateria).

Logo Netscape ®Il piano di Netscape è semplice - da un lato, fornire agli utenti della rete (nasce il termine "navigatori", nasce Netscape Navigator, la ruota del timone come simbolo, e vele, e mari - il primo segno dell'ingresso del marketing in rete)  , di uno strumento semplice e gratuito (con eccezione della prima versione, che era in realtà shareware) . Da un secondo lato, dotare i gestori di informazioni, i "provider", di strumenti funzionali ed efficaci per servire le pagine, ottimizzati per il suo browser - questa volta a pagamento: i primi veri server http. E dal terzo lato, strizzare l'occhio al momento della pubblicità: basta con il grigio, vi doniamo 16 milioni di colori da cui scegliere, e immagini animate, e caricamenti progressivi - e sistemi per capire chi sono e cosa fanno i vostri utenti, i log per le vostre analisi, i cookies.

Il piano funziona.

Accanto all'HTML semantico, alla lingua pura, inizia a svilupparsi un dialetto che ne stravolge la missione: non mi importa che sia un titolo, un sottotitolo o un paragrafo. Io voglio che questo testo mi appaia con questo font, con questo colore, che questa tabella abbia o non abbia i bordi e queste spaziature. È come appare l'informazione che conta: il resto non importa, men che meno i contenuti, anzi: meno scrivi, meglio è, ed una buona immagine vale come mille parole.

Il piano funziona, e molto bene. Così bene da attirare le attenzioni del colosso IT per eccellenza. 

Logo Internet Explorer ® 6I primi passi di Microsoft su Internet sono, per essere generosi, incerti. Windows 95, il sistema operativo dell'epoca, non attiva le funzionalità per i protocolli (tcp/ip) che gestiscono la rete, tutto è demandato a software addizionali. L'interesse di Microsoft sulla connettività si chiama MSN, un prodotto derivato dai software di BBS tradizionali dell'epoca su cui Windows 95 punta, nella convinzione di riuscire ad imporre il modello di rete proprietaria in tutto e per tutto, contenuti, mezzi e sistemi - modello che, in competizione con la rete globale più ricca in contenuti, più libera negli strumenti e quindi più efficace, non decolla - al punto da venire abbandonato poco dopo e, supportato da nuove versioni di Windows 95 e successivamente Windows 98, la virata brusca del gigante di Redmond porta sui computer di mezzo mondo il supporto nativo ad Internet, imponendo il proprio browser, Internet Explorer, un altro dei figli di Mosaic e con la stessa filosofia di Netscape: guardami, non pensare, guardami.

E certo il mondo non se lo fa dire due volte - il nuovo web è un fiorire di colori, suoni, prima in modo confuso con qualità più o meno elevata, poi sempre più uniforme. Nascono nuovi modelli di comunicazione che utilizzano il web non più come piattaforma per i contenuti, quanto come base su cui intrattenere gli utenti, i primi portali, i primi e-commerce.  La competizione che si scatena nel mondo dei browser diventa cooperazione con la nascente industria di produzione dei contenuti web e si arriva, alla fine degli anni 90, con la pubblicazione dello standard HTML4. Il linguaggio è cresciuto, è diventato più formale, ma per la prima volta lungo la strada della presentazione, dell'aspetto, dell'interazione con l'utente. Addio titolo, sottotitolo e paragrafo. Benvenuti stili, posizionamenti e dimensioni.

Uno sguardo nel web negli anni a cavallo del 2000 ci porta al diffondersi capillare dei siti istituzionali, dal taglio austero e dal contenuto misero, ai portali con tutto e di più, il tempo in Alaska, l'ora di Calcutta, la foto di Johannesburg ad accompagnare le ultime notizie scopiazzate da cento altri siti. Banner ovunque perchè il banner porta soldi, o dovrebbe - anzi, no, non ne porta più. Ne porta, ma non facili.

Ed il tempo, d'improvviso, si ferma. Nel 1999 viene ratificato l'HTML4.01, poi tocca a Javascript1.5, e all'XHTML1 - gli standard che usiamo ancora oggi. Gli stessi: qualcosa, nel meccanismo che aveva portato così tanta evoluzione in pochi anni, si inceppa. Ne parleremo a breve.

Cristian Angelini
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